Anfiteatro Pozzuoli

Le origini di Puteoli, colonia marittima, hanno antichissime radici: nel 531 a.C. approdarono presso le coste puteolane alcuni profughi di Samo che, sfuggiti alla tirannide di Policrate che prese il controllo dell’isola greca nel 537 a.C. abbattendo il potere dell’aristocrazia e dei proprietari fondiari, fondarono con il consenso di Cuma, la città di Dicearchia, in greco “giusto governo”. Secondo gli studi di Charles Dubois, i contatti tra i Sami e i Cumani, originari di Calcide, furono verosimilmente facilitati dal ricordo delle vecchie tradizioni di amicizia che esistevano tra queste due popolazioni greche. Quest’amicizia s’era manifestata durante la lotta tra Eretria e Calcide nella seconda metà del VII secolo, provocata dalla rivalità delle due città in relazione ai loro rapporti commerciali in Oriente e in Occidente. In questa guerra che ebbe carattere interellenico, i Sami si posero accanto a Calcide. Per cui Dicearchia visse alle dipendenze di Cuma e difese con essa l’ellenismo della Campania, contro i popoli nemici, prima contro gli Etruschi e poi contro i Sanniti. Con la conquista romana nel 338 a.C. la città crebbe e fu nominata città dei pozzi, appunto Puteoli.

L’anfiteatro non è lontano dai quartieri portuali e commerciali della cittadina, dove sorge anche il Tempio di Serapide, così chiamato perché vi fu trovata una statua della divinità egiziana (oggi al Mueo Archeologico di Napoli), in realtà era il Macellum. L’Anfiteatro Flavio è uno dei due anfiteatri romani esistenti di Puteoli e risale alla seconda metà del I secolo d.C., realizzato per far fronte all’incremento demografico della città, che aveva reso inadatto il vecchio edificio adibito per spettacoli pubblici in età repubblicana.

Il primo anfiteatro, infatti, era di proporzioni minori, già vetusto e si trova un poco più avanti. Si ha una chiara testimonianza in Svetonio che parlando dei celeberrimi ludi che venivano fatti al tempo di Augusto a Pozzuoli, narra che in uno degli spettacoli, la calca del pubblico fu tanta che un senatore romano non venne fatto entrare. Ingiuria grave alla quale Augusto volle riparare fissando norme e regolamenti per l’ammissione e per l’assegnazione dei posti ai pubblici spettacoli. Il fatto stesso della costruzione di un secondo anfiteatro, a poca distanza dal primo, induce a supporre che l’anfiteatro più antico, costruito secondo il tipo e lo schema di quello pompeiano, senza cioè sotterranei per le fiere e per tutti i servizi necessari alle venationes (caccie), fu presto giudicato inadatto per tal genere di spettacoli.

Il secondo anfiteatro è ritenuto importante, dopo il Colosseo e l’anfiteatro di Capua, in quanto capacità di capienza. Esso sorge in concomitanza della convergenza di due vie principali, la Via Domitiana e la via che portava a Napoli e Capua. È stato attribuito agli stessi architetti del Colosseo, del quale è di poco successivo ed alcuni testi riportano la sua edificazione sotto Vespasiano (l’imperatore che fece costruire il Campidoglio e appunto il Colosseo) ma la sua inaugurazione è probabilmente avvenuta con suo figlio Tito (l’imperatore presente durante il 79 d.C. con l’eruzione del Vesuvio). Secondo alcuni studiosi, la presenza di un muratura realizzata con la tecnica dell’opus reticulatum, farebbe pensare ad una sua realizzazione sotto Nerone. Gli spettatori si recavano per assistere ai ludii gladiatores che combattevano con le bestie provenienti dall’Africa, questi gladiatori erano di solito schiavi o prigionieri di guerra provenienti dai paesi conquistati dai Romani nelle loro campagne militari. Per la sua importanza commerciale ed il suo elevato numero di abitanti, Pozzuoli fu, a quanto pare, l’unica città dell’Italia antica, se si eccettui Roma, ad avere due anfiteatri.

Durante le persecuzioni di Diocleziano, nell’aprile 305 d.C. i martiri: Gennaro, Festo, Desiderio e Sossio, Procolo e gli altri vennero condannati ad essere sbranati nell’Anfiteatro.