Antro della Sibilla Cuma

Situata ad ovest del lago del Fusaro, CUMA (Kyme) è fra le più antiche colonie della Magna Grecia. Fondata in un luogo abitato da popolazioni italiche dell’età del ferro, intorno alla metà del sec. VIII a.C., da quegli stessi Calcidesi già stanziati nella vicina isola d’Ischia, o meglio conosciuta come Pythecusa.

Durante la guerra civile, Cuma costituì, insieme a Miseno ed al Lago di Averno, una potente base navale per la flotta di Ottaviano.

Nel 915 fu devastata dai Saraceni e per secoli fu luogo di scorribande riducendosi ad un cumulo di macerie. Solo al principio del sec. XVII, con la ripresa dell’agricoltura nel suo territorio, dai solchi dell’aratro cominciarono a riaffiorare le rovine di statue e necropoli.

I primi scavi sistematici iniziarono dal 1852 e fu riportata alla luce l’area archeologica, in cui sono visibili l’Antro e la Crypta Romana, la via Sacra che ci porta al Santuario di Apollo e al Tempio di Giove, il tutto arricchito dalle terrazze coi belvedere che ci immergono in un meraviglioso panorama. Dove cielo e mare diventano una sola cosa e si sente ancora il suono della cicala che ci riporta verso quel silente “dromos” che nasconde il mistero pagano che per secoli ancora narriamo. Nell’Antro, dove luce ed ombre sembrano rincorrersi lungo le pareti, ancora oggi è possibile cogliere quella “magia” che è intrisa nel silenzio di quei resti in cui è vissuta l’oracolo di Cuma. Colei che accompagna e veglia coloro che entrano nell’Averno, quale Sacerdotessa di Apollo ed Ecate: la SIBILLA CUMANA.