Arte della Seta

Lungo il Decumano Inferiore di Napoli, tracciato storico e popolare di quella strada ancor oggi denominata “SpaccaNapoli” si erge un monumento d’arte, nonché un sito religioso, non da meno delle grandi basiliche e dei luoghi simbolo della città partenopea e del Centro Antico: la chiesa di Santi Filippo e Giacomo.

La Corporazione dell’Arte della Seta è nata a Napoli ufficialmente nel 1477 affonda le origini nell’alto medioevo ma nasce come Consolato dell’Arte della Seta con tre consoli, ovvero un tessitore e due mercanti. Napoli dal 1580 al 1630 si impone come grande città produttiva di seta, guidata dai Consoli della Seta. Quest’antica arte di grande fu importante dal punto di vista economico dal ’500 alla fine dell’800 a Napoli a cui venne tolto il primato con la rivoluzione industriale. Infatti la Corporazione attraverso il sostegno del re di Napoli, Alfonso d’Aragona, raggiunse una notevole potenza; tant’è vero che si occuparono di abolire i dazi doganali permettendo così di esportare senza dover pagare.

La prima chiesa dell’Arte della Seta era legata ad un conservatorio. Quest’ultimo era nato già a partire dal 1582 e ospitava le figlie degli artigiani poveri, malati o deceduti che appartenevano alla Corporazione. Il conservatorio si occupava del maritaggio delle fanciulle qui accolte dai 5 ai 14 anni, oppure vi potevano rimanere a vita oppure essere aiutate nel maritarsi.

La chiesa si pone con una facciata leggermente rientrata rispetto al Decumano Inferiore ed è caratterizzata da due ordini: in quello inferiore con nicchie vi sono le sculture dei Ss. Filippo e Giacomo, opere di Giuseppe Sammartino mentre in quello superiore nelle nicchie troviamo le statue della Religione (con la croce e il calice) e della Fede (appoggiata alla colonna) di Giuseppe Picano, suo allievo. L’interno, sui dettami controriformisti, è a navata unica senza transetto e con spazio absidale coperto da una cupola, di lato quattro cappelle. Sfortunatamente nel 1635 scoppiò un incendio distruggendo buona parte della chiesa fase in cui anche la Congregazione era in decadenza. La decadenza dell’Arte della Seta fu dovuta sia alla Peste e sia della domanda bassa da parte del popolo. Nel frattempo si era sviluppata la Moda Francese che cambiava continuamente, ogni anno, abito o tecnica o intarsio nelle cuciture cosicché non vi era il tempo necessario agli altri di poterne copiare il modus operandi. Poco dopo si ebbe la ricostruzione e l’aiuto soprattutto con Carlo di Borbone.

Particolare è il delicato gioco di cromie dei marmi con gli intagli lignei che impreziosivano nei momenti di massimo splendore quando durante le festività ai lati delle cappelle scendevano drappi di seta preziosi e il soffitto veniva coperto da un drappo blu cobalto con stelle argentee e dorate intessute. Autore degli affreschi della navata sul soffitto è Jacopo Cestaro con l’Assunzione della Vergine, Cristo e la Samaritana, La presentazione di Natanaele a Cristo, S. Giacomo presiede la Comunità di Gerusalemme (di questi due abbiamo i bozzeti al Museo Duca di Martina), in controfacciata sotto la cantoria pitture di Alessio d’Elia (1750).

Ma non andiamo oltra a svelare cosa sinasconde sotto questo velo di stoffa pregiata… sarà il caso che vi accompagniamo a scoprire cosa c’è dietro… come delle rovine romane e un vicolo in un corridoio, od ancora la cripta.