Chiesa del Carmine

 

La Chiesa del Carmine attuale fu edificata nel 1301 sul luogo di una precedente chiesetta dove si venerava l’icona della Madonna detta la Bruna, un dipinto su tavola di scuola toscana del XIII secolo esposto nella cappella dietro l’abside. Ogni anno, il 16 luglio, in occasione della festa della Madonna del Carmine, il campanile della chiesa, che con i suoi 75 metri è il più alto della città, è illusionisticamente incendiato da un gioco di fuochi d’artificio. Il fuoco si spenge solo all’arrivo dell’immagine della Madonna del Carmine. In origine al posto del campanile c’era un finto castello costruito dai pescivendoli di Marina che rievocavano la vittoria dei cristiani contro i turchi nella battaglia della Goletta. Dopo la rivolta di Masaniello, avvenuta proprio durante la festa, il governo decise di eliminare l’assalto al castello, temendo altre insurrezioni popolari. La devozione popolare è così forte e legata a questa immagine di Madre che abbraccia il figlio poggiandolo al viso, che si è sviluppata un’esclamazione in cui si chiede alla stessa “mamma del cielo” di intercedere: Mamma do’ Carmene!

Un altro elemento ed avvenimento storico importante è la sepoltura di Corradino di Svevia ( giustiziato nel 1268 nella vicina piazza del Mercato per il suo tentativo di difendere la dinastia dagli assedianti angioini) sotto la statua di Thorvaldsen. Nel chiostro della chiesa, inoltre, il 16 luglio 1647 fu colpito a morte Masaniello, gran generale del popolo.

Ma il luogo è conosciuto anche per il famoso miracolo del crocifisso ligneo, esposto scenograficamente sotto l’arco trionfale e protetto in una teca chiusa. Secondo la tradizione il Cristo avrebbe chinato il capo schivando il colpo di bombarda durante l’assedio di Alfonso d’Aragona del 1439 e la pietra è ancora conservata nel piccolo museo della chiesa.

Mille voci e mille suoni si sentono intrecciare tra le preghiere dei devoti che disegnano quella sottile linea tra il Sacro e il Profano, come all’ingresso del pronao sono seppelliti silenti e dimenticati i martiri della Repubblica del 1799. Ricordiamo tra questi: Eleonora Fonseca Pimentel, Domenico Cirillo, Domenico Antonio e Mario Pagano, Francesco Caracciolo, Pasquale Baffi, Ascanio Filomarino, Ferdinando Pignatelli, Vincenzo Russo, Gennaro Serra di Cassano, Luisa Sanfelice di Molino, Giuseppe Schipani, Antonio Tocco.