Maschio Angioino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno dei simboli della città di Napoli è per molti il Maschio Angioino ( in verità il suo nome è Castel Nuovo ). Oggi sede del Museo Civico, della Società di Storia Patria e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento. Nato nel 1279 per volere di Carlo I d’Angiò che spostò la capitale da Palermo a Napoli e in soli tre anni creò la nuova dimora reale e fortezza.

Arricchito più volte di opere durante gli anni angioini, va ricordato la presenza dei tanti illustri artisti che sono stati ospiti delle varie corti angioine: Petrarca, Boccaccio, e pittori quali Giotto, Pietro Cavallini e Montano d’Arezzo.

Non possiamo non dimenticare l’uso personale di Giovanna II che nelle segrete gettava i suoi tanti amanti. Con la conquista aragonese il castello viene ricostruito inglobando internamente elementi architettonici del vecchio castello francese. Vi si aggiunge l’Arco Trionfale, opera di vari autori tra cui Francesco Laurana, Guglielmo Sagrera e Domenico Gagini.

La struttura è composta da cinque torri e un solcato; l’interno si presenta con un cortile e uno scalone che porta alla Sala dei Baroni (oggi del Consiglio Comunale), così chiamata perché fu il luogo in cui furono arrestati e poi condannati a morte i baroni che ordirono contro Ferrante d’Aragona. Sotto, invece, si trova la Sala dell’Armeria che oggi conserva i ritrovamenti di una villa con terme di origine romana, con tanto di scheletri seppelliti.

Con l’entrata arricchita da un rosone la Cappella Palatina che fu affrescata da Giotto. Non tutti sanno che ospitò Celestino V fino al “gran rifiuto” e l’elezione di Bonifacio VIII. Si presenta in stile gotico e conserva opere d’arte quali affreschi, statue, paramenti sacri ed ex voto. Alla sua sinistra abbiamo la Cappella barocca di S Maria della anime purganti e la Sala della Loggia.

Salendo la scalinata, si arriva al primo piano del Museo con opere di enorme valore storico e di tematica religiosa  provenienti da molte chiese, la porta bronzea originaria del Castello, la sala Francesco Jerace e i suoi busti. Infine, il secondo piano con l’Ottocento  con vedute e episodi di genere.