Palazzo Zevallos Stigliano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Affacciato su via Toledo, la strada più popolosa e allegra del mondo come scriveva Stendhal, il palazzo Zevallos Stigliano è parte della storia della città con i suoi passaggi di proprietà e le trasformazioni architettoniche, le decorazioni perdute e quelle ritrovate, nello svolgersi di eventi che dall’originario volto seicentesco lo hanno portato all’aspetto attuale.

Uno scrigno d’arte e storia che conserva e custodisce le tante donazioni e raccolte nelle sue stanze: la Sala degli Amorini, la Sala degli Uccelli, la Sala Pompeiana e la Sala della Fedeltà. Una mostra permanente che preserva due opere di spicco dell’arte partenopea: Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi e l’ultimo Caravaggio, ovvero il Martirio di Sant’Orsola. Dopo quasi cinquecento anni di vita avventurosa e tormentata, il quadro approda alla quiete e al calore della sua casa, ritrovando la città nella quale venne dipinto.

Ma non possiamo non ricordare le tante opere di artisti come Luca Giordano e Francesco De Mura, o ancora del Guarini, di Cavallino, di Finson e di De Sommer; le sale affrescate e dipinte dal Cammarano e dal Maldarelli, le scene e nature morte di Ruoppolo e del Traversi, per poi passare al pieno ‘800 con le vedute di Van Wittel, Pitloo e Gigante o la grande scuola di Posillipo e di Resina. Infine la stanza con ritratti, disegni e sculture di Vincenzo Gemito e la sua “Zingarella”.