Oltre i resti     

L'arte Culinaria Napoletana


Napoli è da secoli la patria della cultura della buona tavola e di quel sentimento di convivialità, nobile e civile arte e stile di vita che, dal più umile desco al più ricco ricevimento, alberga in tutti i cuori dei veri napoletani.

La cucina partenopea è una delle più varie e complete d'Europa.
La sua posizione attuale è il risultato di una graduale stratificazione di piatti e sapori attraverso i secoli e di un continuo passaggio tra i gruppi della città e della regione e tra le loro diverse tradizioni culinarie. E' una cucina che ha assimilato e rielaborato ingredienti e piatti di molte culture diverse, del sud del Mediterraneo e dell'Europa del nord.
Alcuni dei suoi piatti possono essere considerati dei capolavori per la combinazione dei sapori e possono essere assaggiati soltanto a Napoli o preparati in famiglie napoletane.
La cucina inoltre può contare su uno straordinario corredo di prodotti locali D.O.C., dalla verdura e frutta (friarielli), alla lavorazione del latte, come la mozzarella, e degli insaccati, e su alcuni vini pregiati.
Due dei suoi piatti sono di diffusione internazionale: gli spaghetti al pomodoro e la pizza.
Una trasformazione più radicale si è prodotta negli ultimi 50 anni, con l'emigrazione, il turismo e i nuovi cibi della cultura di massa che hanno cominciato a cancellare il repertorio di molte cucine locali anche nell'Italia del sud e in altre aree mediterranee.
Si può parlare ancora di una cucina napoletana di tradizione, perchè, nonostante trasformazioni e innovazioni, permane ancora un insieme di procedure e valori rituali che hanno attraverso molti secoli e che sono ancora sezioni incancellabili di un'identità.

ragu12640.jpgRagł
puttanesca.jpgPuttanesca
braciole07-400.jpgBraciole
baccala.jpgBaccalą
melenzane.jpgMelenzane alla Parmigiana
baba.jpgBabą


...inoltre l'arte culinaria come potete leggere qui di seguito è parte viva di una tradizione letteraria:

'O rraù
'O rraù ca me piace a me
m' 'o ffaceva sulo mammà.
A che m'aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
Io nun sogno difficultuso;
ma luvàmell' 'a miezo st'uso.
Sì, va buono: cumme vuò tu.
Mò ce avèssem' appiccecà?
Tu che dice? Chest'è rraù?
E io m'a 'o mmagno pè m' 'o mangià...
M' 'a faje dicere na parola?
Chesta è carne c' 'a pummarola.

(1947) Eduardo De Filippo


       

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