S Giovanni a Carbonara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In epoca medievale, nella strada adibita allo scarico dei rifiuti inceneriti (” a carbonara”), tra i muri anneriti e dall’aspetto abbandonato,  fu costruita una delle più belle chiese gotico-rinascimentali. Su un piccolo monastero agostiniano venne infatti costruita, a partire dal 1339 e fino al 1418, la Chiesa di San Giovanni a Carbonara mediante il contributo del nobile napoletano Gualtiero Galeota. Ma sarà solo grazie al re Ladislao, ultimo erede del casato angioino che qui voleva essere seppellito, a commissionare nel Quattrocento l’ampliamento della Chiesa, il suo arricchimento con pregevoli marmi policromi e l’aggiunta di un chiostro esterno a quello preesistente.

La facciata, aperta da una scala sanfeliciana, si presenta molto semplice, con un portale gotico e la lunetta affrescata dal pittore lombardo Leonardo da Besozzo. Otto stemmi angioini e la figura del sole splendente, simbolo della famiglia nobiliare Caracciolo del Sole, ornano l’arco.

Nell’abside domina da subito il monumento funebre a re Ladislao, alto circa 18 metri, tradizionalmente attribuito ad Andrea da Firenze, dove quattro virtù -Temperanza, Fortezza, Prudenza e Magnanimità – sorreggono il monumento. Ai lati, in due edicole, i dipinti di Leonardo da Besozzo: Sant’Agostino e San Giovanni. In alto tra gli archi Ladislao e Giovanna II (sua sorella) e i genitori Carlo III e Margherita. Infine, sulla sommità, la statua di Ladislao a cavallo completa di armatura e con spada sguainata: una rappresentazione inusuale in un luogo di culto.

Di fianco una tavola della Crocifissione del Vasari e nella navata una Madonna del Naccherino. La Chiesa si presenta con sei cappelle, aggiunte in tempi diversi: quattro laterali, una nella controfacciata ed una alle spalle dell’abside. Infatti passando sotto il monumento funebre di Ladislao si raggiunge la Cappella di ser Gianni Caracciolo del Sole, gran siniscalco e amante di Giovanna II, affrescata da Perinetto e da Leonardo da Besozzo e con maioliche dipinte a mano. Un’altra Cappella ospita i sepolcri della famiglia Caracciolo di Vico e fu eseguita agli inizi del Cinquecento e conserva opere di diverse mani del Rinascimento napoletano e spagnolo: Giovanni da Nola, Girolamo Santacroce, Giovanni Domenico D’Auria, Annibale Caccavello, Girolamo D’Auria, Diego De Siloe e Bartolomé Ordoñez. Infine, la cappella Miroballo attribuita a vari artisti lombardi come il Malvito o Jacopo della Pila.