Santa Patrizia San Gregorio

Non c’è laico o credente che passando sulla via ‘dei pastori’, famosa in tutto il mondo, non si affacci per un istante nella chiesa e nel convento della Santa Patrona Patrizia. Dalle prime testimonianze orali questa giovane donna, discendente di Costantino imperatore, decise di non sposarsi e abbandonare i fasti per una vita consacrata alla verginità ecclesiastica. Arrivata a Napoli, la sua comunità fu inizialmente ospite del Castrum Lucullanum per poi passare ad un convento. Il 25 agosto 685 a soli 21 anni muore. L’ordine religioso si spostò all’antico convento di San Gregorio Armeno e anche la salma fu lì riposta, oggi custodita dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia (da tutti denominate patrizine).

In questa chiesa, tutt’oggi, ogni martedì, giorno in cui ella lasciò il mondo della Terra, liquefa il sangue raccolto e custodito in un’ ampolla. Una messa solenne viene celebrata nel più significativo esempio dell’arte barocca napoletana, con una serie di rifacimenti dal 1572 al 1682 ad opera di architetti quali Della Monica, Cavagna e Dionisio Lazzari. Da subito dopo il pronao, spicca il portale del 1792 con battenti lignei di ispirazione classica e con figure religiose, intagliate a rilievo.Patrizia

A pianta rettangolare e cappelle laterali, questa ‘anticamera al Paradiso’ ci introduce nel mondo del barocco con le pitture di Luca Giordano, sull’arcate, tra le finestre e nella cupola: Gloria di San Gregorio Armeno e il soffitto a cassettoni con scomparti intagliati e dorati con opera del fiammingo Teodoro D’Errico (vero nome, Dirk Hendricksz).

Verso l’altare spiccano i due organi del napoletano De Martino ma soprattutto l’ancòna di Dionisio Lazzari, ospitante del Lama l’Ascensione ed infine a lato il Comunichino delle Badessa del 1610. Nelle cappelle, oltre alle opere, sono ospitate le reliquie di San Gregorio e il corpo di Santa Patrizia;  inoltre in questa chiesa avvennero altre liquefazioni di santi celebri: San Giovanni Battista (il 29 agosto e talvolta il 24 giugno) e San Pantaleone (l’ultimo sarebbe avvenuto il 27 giugno del 1950).

Risalendo l’antica via Nostriana (dal vescovo del V secolo) si può accedere al Convento ed al suo grande Chiostro. Questi ,opera di Giovan Vincenzo della Monica per volere della badessa Lucrezia Caracciolo, ospita cinque belvederi posti in alto nonché una Fontana del Bottiglieri con Cristo e la Samaritana con decorazioni originali, circondata dagli aranceti.

Nel chiostro vi sono altri ambienti come il forno, la farmacia, il salottino della badessa seicentesco. Con l’architetto Picchiatti si ebbero molte trasformazioni a favore dell’introduzione di una casa per orfanelli e per la scuola successivamente. Spiccano due opere di grande rilievo: la prima è posta al centro del cortile, ed è la Cappella dell’Idria, unico elemento medioevale seppure ridecorato da dipinti sulla Vita di Maria di Paolo De Matteis; e la seconda è il Coro ligneo che è posto in modo tale da ritrovarsi sulla chiesa, di fronte all’altare, celato da una grata lignea dorata. Il suo soffitto e le pareti sono la continuità della chiesa sottostante con le opere del Giordano e del D’Errico.

In questo luogo sacro l’intreccio della storia napoletana e dell’arte diviene un vero e proprio mistero tutto da scoprire, come scrisse Enrichetta Caracciolo che vi abitò (obbligata) per ben sette anni.

 

 

Chiostro-chiesa-san-gregorio-armenosan-gregorio-chiostrosan-gregorio-armeno-santa-patrizia-chiesa-affreschi-internettuale
10-120140825_piit
sangregorio1-1728x800_cleggende7