Sulle rovine della II Guerra Mondiale

Napoli fu, durante la seconda guerra mondiale, la città italiana che subì il numero maggiore di bombardamenti, con circa 200 raid aerei (tra ricognizioni e bombardamenti) dal 1940 al 1944, principalmente da parte alleata, di cui ben 181 soltanto nel 1943 e con un numero di morti stimato tra le 20.000 e le 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile.

La città si trovò ad essere un obiettivo strategico importantissimo durante la guerra navale nel Mediterraneo e ancora di più nel 1943, durante la Campagna d’Italia. Ilporto era infatti uno dei capolinea delle rotte marittime verso la Libia italiana, oltre ad essere uno dei principali centri industriali e di vie di comunicazione del meridione d’Italia. Importante anche la presenza della flotta militare, che nel porto di Napoli trovava ulteriori spazi che le mancavano a Taranto e La Spezia.

Tale ruolo strategico crebbe ulteriormente nel 1943, quando Napoli si trovò ad essere la prima grande città di fronte agli Anglo-americani nella loro risalita lungo la penisola, prima e durante lo sbarco di Salerno.

La data del 4 dicembre 1942 fu cruciale: fu il primo bombardamento a cui parteciparono anche gli americani e fu anche il primo bombardamento a tappeto sulla città. Cominciava quello che può essere definito uno dei periodi più cupi della storia napoletana e che si sarebbe concluso solo dopo la fine delle cosiddette Quattro giornate di Napoli. Il 7 dicembre vennero chiuse tutte le scuole della città, mentre cominciava un vero e proprio esodo per fuggire da Napoli. Il problema degli sfollati, dopo una prima parvenza di regolamentazione burocratica, divenne rapidamente ingestibile. In breve la città cominciò a riempirsi di rifugi antiaerei che, per la particolare conformazione del suolo della città di Napoli, vennero ricavati in gran parte nelle profonde cavità sotteranee cittadine: un moderno studio ne ha censiti oltre 300. Divennero inoltre rifugi antiaerei anche i tunnel cittadini, nonché le gallerie e le stazioni delle funicolari e della metropolitana.

Il 21 febbraio, con un’incursione ricordata come la strage di via Duomo, venne devastata tutta la zona del decumano maggiore, mentre pesante fu il bombardamento del 4 agosto, effettuato da oltre 400 “Fortezze VolantiB17 e nel quale venne distrutta la trecentesca Basilica di Santa Chiara, atto che oggi appare inspiegabile da un punto di vista tattico, mentre il 6 settembre, ad armistizio già firmato, si ebbe paradossalmente l’incursione più lunga in assoluto sulla città di Napoli. L’ultimo bombardamento alleato si ebbe tuttavia nella prima mattina dell’8 settembre, a pochissime ore dall’annuncio dello stesso.

Il nuovo periodo che ora però si apriva sarebbe stato comunque ancora particolarmente cruento per la città di Napoli, con l’occupazione nazista che si sarebbe conclusa solo circa 20 giorni dopo, con l’insurrezione popolare delle “Quattro Giornate di Napoli“.

L’insurrezione tuttavia non segnò per Napoli la fine definitiva dei bombardamenti: la città era infatti ora diventata retroguardia della linea Gustav e dovette quindi subire nuovi bombardamenti, anche se meno frequenti, da parte dell’aviazione tedesca. Tra queste, la più pesante fu quella della notte tra il 14 e il 15 marzo del 1944, che provocò circa 300 morti.

Di qeusat storia cruenta Vi porteremo al Museo dimenticato degli Arditi d’Italia che con il loro sacrario e il loro museo con tantissimi cimeli della Prima e Seconda Guerra Mondiale sono un frame di quel periodo.