Castello di Baia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul promontorio in cui forse fu costruita la villa di Cesare, secondo Tacito, e per la sua meravigliosa posizione strategica, nacque in epoca aragonese il Castello di Baia, con la consulenza di Francesco di Giorgio Martini. Circondato dall’insenatura del golfo e dai laghi intorno con le pianeggianti e fertili colline, il Castello sovrasta come un forte a guardia del territorio, come volle che divenisse il viceré di Napoli Pedro Alvarez de Toledo.
Racconti storici narrano l’impresa epica quando fu respinto il corsaro Khair Addina, detto il Barbarossa, o di quando riuscì a resistere agli inglesi che voleva espugnarlo per scacciare i repubblicani nel 1799.
Ancora echeggiano le parole di Metternich che descriveva deliziato la grandezza mourattiana che l’ospitava su quelle terre flegree; o di un custode che riuscì con vino e  noci a ingraziarsi un commando tedesco che voleva distruggere il forte, che in quegli anni era un orfanotrofio. 
Rivivendo la preesistenza storica con la sua chiesa e le sue prigioni, tra ponti levatoi e garitte, ci troviamo immersi in un mondo archeologico senza rivali. Dal 1993 esso accoglie il Museo archeologico dei Campi Flegrei, che in vari piani e sale divide la storia delle origini campane nelle sale di: Cuma, Puteoli, Rione Terra, Liternum, Baia e Misenum.

Dal Mosaico di Magira e Alexander al gruppo di copie dei Tirranicidi, dalla Persefone di Corinto all’Athena Lemnia.

Così si susseguono sepolcri, cariatidi, statue, colonne e capitelli, fregi, ritratti, clipei, vasi e tombe. Per terminare nella sala del Ninfeo di Punta Epitaffio.